Antichi Mestieri PDF Stampa E-mail
Scritto da Francesco Gentile   
Venerdì 22 Novembre 2013 11:51

Il Mulattiere (a cavallar)

 

Quello di mulattiere (mulattier) era un mestiere nobile e antico, e peculiare era il rapporto che legava l'uomo e l'animale. Il mulattiere aveva per il mulo una cura estrema, poiché esso rappresentava l'unica fonte di sostentamento per l'intero nucleo familiare: la malattia prolungata o la morte della cavalcatura, spesso diveniva un autentico dramma, capace di sconvolgere la vita dell’intera famiglia.

Dunque, il mulo era oggetto di attenzioni costanti da parte del suo padrone: l'imbottitura di paglia mantenuta ben curata per evitare decubiti sotto il carico, il pelo lustro, strigliato e ripulito quotidianamente, la corta criniera tagliata a cresta, la ferratura degli zoccoli in ordine, un telo impermeabile arrotolato sul basto per ricoprirlo in caso di pioggia.

Il danno peggiore avveniva quando un mulo si azzoppava, o si feriva con il basto: le piaghe venivano curate con un impiastro di olio bollito e amalgamato con cenere di paglia di avena bruciata, per cicatrizzare la ferita e tenere lontano le mosche.

Se il mulo aveva le gengive gonfie tanto da non poter mangiare (divenendo inabile al lavoro), esse venivano punte con un legno appuntito, così che l’infezione non facesse altro danno. I finimenti erano tenuti in perfetta efficienza (il cuoio della cavezza e delle corde per il carico veniva ammorbidito con sugna rancida, ottimo rimedio anche per le piaghe) ed addobbati in modo vistoso: una stella di ottone sostenuta da una catenella stava sulla fronte, nastrini colorati pendevano dalle briglie, ciondoli e corni di ossa contro il malocchio dalla groppa, sonagliere di diversa tonalità dal sottogola.

I problemi maggiori sorgevano d'inverno, quando le mulattiere che conducevano ai boschi diventavano un vero pantano di terra e fango, in cui bestie ed uomini affondavano fino al ginocchio.

Da Pescasseroli, carovane di decine di muli e uomini (questi ultimi abili nell'abbattere gli alberi, ridurli in tronchi, caricarli sugli animali e tornare in paese) partivano per legna alle 3 del mattino, diretti verso i boschi della Cappela, di Macchiarvana, di Terraegna.

Quando si apriva il taglio, uomini ed animali vivevano nel bosco per mesi interi, fino alla conclusione dell'opera: c'erano i taglialegna, i raccoglitori di fascine, ed infine i carbonai. Questi ultimi accatastavano enormi pire di legna non molto grossa, le ricoprivano di terra facendone un alto cumulo, lasciando un'apertura interna attraverso la quale veniva acceso il fuoco.

Dopo molti giorni, quando il fuoco veniva spento e scoperto, restava il carbone di legna, nero, soffice, che in piccoli pezzi era messo nei sacchi ed avviato al paese per l'inverno. Alcuni mulattieri avevano in gestione i forni a legna del paese, per la cottura del pane; ciò comportava il dover garantire l'approvvigionamento quotidiano, consistente in almeno 8 o 10 fasci di legna e fascine; i mulattieri venivano ripagati in natura, con forme di pane per la famiglia.



Antichi mestieri

per ingrandire clicca sull'immagine


Ultimo aggiornamento Venerdì 13 Dicembre 2013 11:15